L'arte terapia nel paese di lalangue
- francescabovo
- 10 set 2020
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 13 gen 2021
Al di là dei limiti del linguaggio e della lingua
Tesi per l'ottenimento del diploma di Arteterapia

Fino a che punto é importante che il soggetto e l'arteterapeuta condividano la stessa lingua materna? Si puo' raggiungere un livello di comprensione e di comunicazione senza condividere le sfumature legate al fatto di parlare la stessa lingua? Questi impedimenti possono mettere in ulteriore difficoltà persone portatrici di handicap? Una terapia non realizzata in lingua materna puo' fare da ostacolo al lavoro dell'inconscio?
L'ipotesi della tesi é che l'Arteterapia puo' superare le difficoltà derivanti dalle differenze culturali e linguistiche e accedere alla lingua originaria singolare e più intima di ognuno, fatta di sonorità e capace di catturare e esprimere le dissonanze emotive e corporee che danno voce all'inconscio dei pazienti .
Parlare una lingua diversa da quella materna, induce a un parlare più essenziale, una comunicazione che, privata della retorica e della sintassi, é necessariamente più neutra, perché crea una sorta di distanza di sicurezza di fronte alle emozioni della lingua materna. Ci obbliga ad arricchiere il nostro immaginario e a mettere in discussione le nostre posizioni e i nostri pregiudizi.
L'essere tra due lingue puo' dunque aprire a nuove musicalità, nuove sonorità, nuovi ritmi e far emergere il nuovo nonché essere un'occasione per il soggetto di slanci creativi imprevisti e imprevedibili.
Il centro nel ricamo non é un bel pizzo? Uno spazio in movimento in cui le differenze si incontrano e si incrociano senza ferirsi; uno spazio di coesistenza, come nell'albero chimera della mia infanzia; la linfa del tronco che nutre é comune ma ogni ramo porta il suo proprio frutto. (Zerdalia Dahoun)
Una volta accettato il limite del linguaggio, il divario che separa due esseri umani, la paura di essere considerati e visti diversamente, lo spazio tra i due, diventa allora la terra nuova e sconosciuta dove possiamo accogliere i soggetti e l'Arteterapia puo' diventare il luogo dove il soggetto ritrova la sua parola di essere desiderante e mancante.
Solo se l'arteterapeuta sarà capace di essere presente restando di lato, testimone accogliente della diversità, senza alcun giudizio o interpretazione, potrà aprire uno spazio di creatività per il soggetto nella sua elaborazione intima.
Più l'arteterapeuta si aprirà al linguaggio poetico, più ci sarà spazio per il soggetto, per la sua parola. L'arteterapeuta sarebbe come un "passeur" che aiuta il soggetto a ritrovare la propria poesia a restituirgli la voce che gli appartiene.
Attraverso i bricolages effimeri e le aperture poetiche, l'arteterapeuta esplora il linguaggio in maniera diversa, apre nuove prospettive, un altro modo per raccontarsi senza passare attraverso la parola orale che a volte viene a mancare e svegliare, forse, il linguggio privato unico che abbiamo dimenticato ma che non smette di uscire: la "lalangue" (Lacan).
E' là che l'arteterapeuta puo' riaprire un'articolazione possibile tra parola e linguaggio e
bricolare con i chicchi di godimento per non abbassare le braccia di fronte all'impossibilità strutturale alla quale ci confronta il linguaggio e infine permettere di prendere delle libertà creatrici con i detriti prodotti da questo impossibile. (Jean-Pierre Royol)



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